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Formazione continua, stanziati 2,2 mld euro tra 2001 e 2004
03/02/2006 NP-2799

Ammontano a 2,2 miliardi di euro le risorse complessivamente stanziate nel periodo 2001-2004 per la formazione continua in Italia, quella rivolta ai lavoratori e mirata a far acquisire competenze immediatamente spendibili. Vale a dire una somma pari al 19% del totale delle risorse pubbliche per la formazione e un ventesimo circa dell’intera spesa in politiche attive per l’occupazione.
E’ quanto emerge dal ’Rapporto 2005 sulla formazione continua’, elaborato dal ministero del Welfare per il Parlamento, come previsto dalla legge 144 del 1999.
Un ambito, quello della formazione continua, che vede l’Italia ancora in forte ritardo.
Basti pensare che solo un quinto dei lavoratori italiani partecipa ad attività formative rispetto a una media europea del 40% e solo un quarto delle imprese fa formazione, contro il 60% della Ue. “In parte - spiega il Rapporto - ciò dipende dalle caratteristiche strutturali del sistema produttivo italiano e dalla composizione della forza lavoro per titoli di studio. Il rischio è, però, che il paese rimanga intrappolato in un circolo vizioso, in cui la bassa dotazione di capitale umano induca assetti produttivi poco innovativi, che poi a loro volta distolgono dall’investimento in capitale umano, col risultato finale di rimanere vincolati ad attività obsolete e poco competitive”.
Tre le principali linee di intervento delle politiche di formazione per i lavoratori, il Fondo Sociale Europeo, attraverso le risorse delle misure D1 e D2, le leggi nazionali per la formazione continua (236/93 e 53/2000) e i Fondi interprofessionali costituiti dalle parti sociali. Il Fondo Sociale Europeo (Fse), includendo nel computo gli importi relativi al cofinanziamento nazionale, contribuisce alle politiche di formazione per lavoratori per circa il 60% nella media del quadriennio, anche se vi è una tendenza ad accrescere il ruolo delle politiche nazionali rispetto al Fse. Nel 2004, infatti, con l’inizio delle erogazioni finanziarie ai Fondi interprofessionali per la formazione continua, il peso del Fse è calato al 50%. Ed è destinato a diminuire nei prossimi anni, sia come effetto del funzionamento ordinario dei Fondi interprofessionali, sia per la probabile riduzione degli apporti comunitari. Nel complesso della programmazione 2000-2006, il Fse ha messo a disposizione circa 2 miliardi di euro (per dipendenti sia pubblici sia privati). Di questi, risulta impegnato, al primo semestre del 2005, il 45,8% degli stanziamenti (50,9% nelle regioni Obiettivo 3 e 24,9% in quelle Obiettivo1).
Tramite la legge 236/93, si è continuato a finanziare le attività di formazione continua gestite dalle regioni e dalle autonomie locali, accentuando in questi ultimi anni l’attenzione su gruppi ’target’ specifici (in alcuni casi identificabili come ’soggetti deboli’) e sviluppando un canale di finanziamento per la formazione a domanda individuale. Nel complesso del periodo 2001-2004, sono state trasferiti alle regioni 370 milioni di euro, cui si aggiungono i quasi 60 milioni del 2005. Ancor più specificamente indirizzati alla formazione a domanda individuale sono i fondi previsti dalla legge 53/2000, per la quale nel periodo 2001-2004 sono stati erogati circa 25 milioni di euro, cui si aggiungono i 20 milioni versati alle regioni nel 2005. “Ciò sta contribuendo - spiega il Rapporto - a ri-bilanciare il sistema verso interventi a domanda individuale, nella prospettiva di una definizione di veri e propri diritti individuali alla formazione. Resta, peraltro, da vedere se ciò abbia consentito di coprire soggetti che altrimenti non sarebbero stati coinvolti in iniziative formative (lavoratori con carriere non lineari, soggetti a basso titolo di studio o bassa qualifica) o se, invece, le risorse siano state utilizzate da soggetti che avrebbero in ogni caso autofinanziato la loro formazione.
Per saperne di più LabItalia

smile99

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